Ricordare in un’occasione come questa Alessandro Pace significa per me richiamare alla memoria prima che il giurista l’amico. Significa, cioè, ricordare un’amicizia che nacque molti anni fa (forse era l’inizio degli anni sessanta) sulle scale della Facoltà di giurisprudenza di Roma, dove all’inizio della nostra vita accademica facemmo conoscenza.
Lui giovane allievo di Carlo Esposito, io giovane allievo di Paolo Barile. Ci preparavamo alla libera docenza ed avevamo un terreno comune di interesse suggerito dai nostri maestri. Questo terreno era il sistema delle libertà che la Carta del 1948 aveva da poco tracciato nella sua prima parte. In questo studio appena avviato Pace era impegnato nella definizione dei contenuti e dei limiti delle singole libertà, io nel rapporto tra libertà ed il sistema degli equilibri costituzionali tracciati nella seconda parte della costituzione […]
Enzo Cheli, In ricordo di Alessandro Pace
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