Gianluigi Fioriglio, Contro la post-verità: il pluralismo assiologico quale limite del potere e garanzia della giustizia nello stato costituzionale

Nella società contemporanea il prefisso «post» è frequentemente utilizzato per evidenziare il superamento, evolutivo ma sovente involutivo, delle categorie e degli apparati concettuali tradizionali: ad esempio, post-democrazia, post-modernità, post-sovranità, e così via. Ad essi si è ora aggiunto, nel dizionario comune, il lessema «post-verità». Per quanto il termine inglese (“post-truth”) sia stato utilizzato a partire dagli anni Novanta, recenti accadimenti storici ne hanno sancito la popolarità e spingono a chiedersi se l’epoca contemporanea sia caratterizzata proprio dalla post-verità.

Andando oltre questa domanda e adottando quindi una prospettiva giusfilosofica e teorico-giuridica, pare opportuno chiedersi se e come la post-verità possa anche solo ipoteticamente conciliarsi con la democrazia e con il pluralismo che costituisce un valore-chiave di ciascuno Stato democratico. Ma può anticiparsi una risposta negativa, cui segue la necessità di interrogarsi sul difficile rapporto fra pluralismo e verità, da un lato, e fra diritto e verità, dall’altro, nonché sulla possibilità di argomentare il pluralismo assiologico quale strumento per limitare i poteri costituiti e contribuire, di tal guisa, a garantire la giustizia, oltre che a porsi quale «antidoto» alla post-verità.

Questa tesi richiede di partire dalla considerazione del significato di post-verità: per essa si intende ciò che è relativo a, o che denota, circostanze in cui gli appelli all’emotività e le convinzioni personali influenzano maggiormente l’opinione pubblica rispetto ai fatti obiettivi . Pertanto, l’emozione prevale sulla ragione, la disinformazione sulla informazione e la menzogna sulla verità, che diviene ininfluente. Ma queste non sono caratteristiche proprie della sola società contemporanea.
Così, in relazione al primo aspetto, è emblematico il racconto di Tucidide circa il destino della colonia ribelle di Mitilene: in un primo tempo, il démos ateniese ha ascoltato il demagogo Cleone, stabilendo l’uccisione di tutti gli uomini di Mitilene e la riduzione in schiavitù di donne e bambini, e in un secondo tempo, a brevissima distanza, si è fatta persuadere da Diodoto a riformare la decisione poc’anzi adottata. La volontà popolare si è formata e si è espressa sulla mera scia dell’emozione.

Il secondo aspetto, invece, sembra ora amplificarsi in virtù di un utilizzo diffuso, e tutt’altro che ragionato, dei social network e comunque della Rete, per cui la diffusione di determinati contenuti appare pandemicamente incontrollabile. L’assenza di qualsiasi controllo sulla veridicità dei contenuti, fulcro della disciplina vigente in materia, agevola questo fenomeno, mentre le eventuali segnalazioni che possono essere effettuate dagli utenti non risolvono la problematica e la lenta predisposizione di strumenti di controllo da parte dei fornitori dei servizi è oltremodo problematica, in quanto tecnicamente difficoltosa e potenzialmente censoria.

Il terzo aspetto, infine, è relativo a un’arma da sempre utilizzata nella lotta politica , cui oggi possiamo guardare anche quale tradimento dell’essenza della democrazia, che dovrebbe essere basata sul confronto e sul dialogo, mentre l’utilizzo di argomenti falsi vizia ab origine qualsiasi decisione anche se talune menzogne si fermano al piano del politico e non raggiungono quello del giuridico. […]

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Di seguito si riporta il sommario del saggio: 1. Post-verità, democrazia e pluralismo. 2. Diritto e democrazia fra verità e post-verità. 3. Pluralismo, diritto e interpretazione. 4. Il pluralismo assiologico quale limite del potere e garanzia della giustizia.

 

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