Silvio Roberto Vinceti, Il silenzio del Parlamento in una prospettiva di diritto e musica

Abstract [It]: Il silenzio del Parlamento si pone come un fenomeno oggetto di differenti concettualizzazioni nelle tradizioni costituzionali, in modo per certi versi analogo a quanto avviene nell’universo musicale, ove l’esperienza dell’assenza di suono sembra assumere tratti irriducibili nelle tradizioni della musica colta e della musica popolare. Se tuttavia in campo musicale le differenze rispondono alle fisiologiche specificità di un determinato genere, nel caso del Parlamento il silenzio acquisisce profili di effettiva maggiore o minore legittimità, sintetizzabili entro le categorie del silenzio-naturale e del silenzio-errore. Considerando l’esperienza britannica, statunitense e italiana, il saggio cerca di rendere ragione delle diverse concettualizzazioni, facendo ricorso, in particolare, al potenziale euristico insito nei rispettivi archetipi costituzionali.

Abstract [En]: As a legal phenomenon, parliamentary or statutory silence receives various conceptualizations across the different constitutional traditions, similarly to what takes place in the musical domain, where silence is differently experienced in the classical and popular traditions. But whereas musical differences reflect the distinctive traits of genres, parliamentary silence is instead evaluated through varying degrees of legitimacy, which can be broadly categorized as natural silence and error-silence. By comparing the British, American, and Italian experiences, this essay seeks to make sense of the different conceptualizations, specifically by drawing on the heuristic value of the idea of constitutional archetypes.

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Sommario: 1. Introduzione. – 2. Il silenzio nelle tradizioni musicali: musica colta e musica popolare. – 3. Il silenzio del Parlamento nelle tradizioni costituzionali. – 3.1. La tradizione britannica. – 3.2. La tradizione statunitense. – 3.3. La tradizione italiana. – 4. Dalla sovranità parlamentare agli archetipi costituzionali: una proposta interpretativa. – 5. Conclusione

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