Questo scritto costituisce una rielaborazione dell’intervento che ho tenuto nell’importante iniziativa, organizzata dalla Fondazione Sapienza il 17 novembre 2025, dedicata alla “riforma dell’attribuzione del cognome alla prole”.
In tale contesto, è apparso utile indagare i rapporti intercorrenti tra la Corte costituzionale e il legislatore nel percorso che ha condotto all’affermazione del principio di parità tra i sessi.
Se, in alcuni ambiti – quali la rappresentanza politica, l’accesso ai pubblici uffici e il lavoro – le pronunce della Corte costituzionale che hanno dichiarato l’incostituzionalità di discipline notoriamente discriminatorie nei confronti delle donne sono state seguite da significativi interventi legislativi, in altri settori ciò non è avvenuto. Emblematica, in tal senso, è la vicenda dell’attribuzione del cognome materno: come si vedrà, nonostante i reiterati moniti e le declaratorie di incostituzionalità provenienti dal Giudice delle leggi, il legislatore ha mantenuto una posizione di sostanziale inerzia […]
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SOMMARIO: 1. Premessa. – 2. La lunga strada dei diritti delle donne nella giurisprudenza della Corte costituzionale. – 3. L’emblematica vicenda del cognome materno: dall’automatica attribuzione del patronimico alla storica sentenza n. 131 del 2022. – 4. Il patronimico alla prova dei principi costituzionali di uguaglianza e pari dignità dei coniugi. – 5. Il percorso argomentativo del Giudice costituzionale: dall’autorimessione alla pronuncia di incostituzionalità. – 6. La determinazione dell’ordine dei cognomi: autonomia genitoriale e intervento dell’autorità giudiziaria. – 7. L’inerzia del legislatore nella fase successiva alla declaratoria di incostituzionalità. – 8. Considerazioni conclusive.




