Gian Luca Conti, Pace e giustizia fra le nazioni: il contributo dei costituenti toscani

Se la Costituzione si fonda sulla resistenza secondo la classica impostazione di Calamandrei per cui se si cerca il luogo in cui è nata la Costituzione, lo si trova dove è stata combattuta la guerra di resistenza, la Toscana rappresenta uno dei luoghi in cui più è nata la Costituzione perché in questo luogo la guerra per la liberazione dell’Italia dall’oppressione è stata particolarmente virulente. È la regione che ha visto crescere Teresa Mattei, la più giovane delle donne elette alla costituente, allieva di Gentile, in un certo senso il personaggio chiave del suo omicidio, ma nello stesso tempo coraggiosa staffetta partigiana, catturata e stuprata dalle forze di occupazione; che ha visto il sacrificio di Spartaco Lavagnini e di Enrico Bocci, solo per citare due persone davvero diverse e distanti fra di loro. In questo senso, la suggestione di Calamandrei sembrerebbe indicare la possibilità di trovare, cercando, l’influenza della resistenza toscana sul testo della Costituzione e quindi nei lavori dell’Assemblea costituente. Questo ragionamento, però, sarebbe doppiamente sbagliato. Da una parte, non esiste né una resistenza toscana né una resistenza ligure, laziale o piemontese. Esistono delle persone che cercavano disperatamente di difendere la possibilità di ritornare alla vita: le radici della resistenza sono molto più locali di quanto non si pensi guardando all’esperienza del Comitato di Liberazione o ai ragionamenti alti del Congresso di Bari del 28 – 29 gennaio 1944. Dall’altra parte, il tentativo che fu proprio di Calamandrei di agganciare la Costituzione ai valori della resistenza ha perso molto della sua forza e anche del suo scopo. La Costituzione è nata per unire e non ha soltanto la voce di coloro che avevano vinto, se di vittoria si può parlare nel caso di una guerra civile. […]

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