Federico Fornaro, La complessa transizione democratica dalla Monarchia alla Repubblica

Professor Lanchester, La ringrazio dell’invito e sono ovviamente onorato di poter partecipare a questa discussione. Saluto anch’io tutti quelli che mi hanno preceduto. Ho un po’ di imbarazzo perché sono l’unico non accademico, sia della parte precedente che di questa seconda tavola rotonda.
La mia riflessione parte da una famosa citazione di Piero Calamandrei, che scrisse a commento della consultazione del 2 giugno 1946: «mai nella storia è avvenuto, né mai ancora avverrà, che una Repubblica sia stata proclamata per libera scelta di popolo mentre era ancora sul trono il re».
Questa riflessione spiega efficacemente l’eccezionalità della transizione italiana e anche, credo, metta in evidenza un elemento tutt’altro che secondario: non era scontato l’esito finale. Noi tendiamo un po’ a considerare come un sbocco naturale il referendum istituzionale sulla forma dello stato tra Repubblica e Monarchia che si tenne il 2 e il 3 giugno del 1946. In realtà, questo approdo verrà di fatto deciso, in un Consiglio di Gabinetto, solamente il 26 febbraio del 1946.
Fino ad allora si scontrarono a lungo sostanzialmente due tesi. Una portava direttamente al referendum istituzionale, mentre la seconda si fondava sulla convinzione che fosse necessario interpretare l’articolo 1 della cosiddetta prima Costituzione provvisoria (il Decreto Legge Luogotenenziale numero 151 del 25 giugno 1944), già ricordata in precedenza, limitatamente alla parte riguardante l’elezione diretta a suffragio universale dell’Assemblea Costituente, per cui di fatto fu quello l’atto che aprì la strada al sacrosanto riconoscimento del diritto di voto alle donne, poi concretizzato con il Decreto Legge Luogotenenziale n. 23, del primo febbraio 1945 (secondo governo Bonomi).

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