SPAGNA, Laura Frosina, Il II governo “minoratario” di Mariano Rajoy e le complesse sfide della XII legislatura

Il 29 ottobre si è sbloccata la situazione di stallo istituzionale protrattasi per dieci mesi nella democrazia spagnola. Lo sblocco delle trattative è stato possibile grazie al cambio di orientamento del Partido socialista obrero español (Psoe), che, a seguito di una lacerante crisi interna e delle dimissioni “forzate” del segretario generale, Pedro Sánchez, ha deciso di optare per l’astensione nella votazione di investitura del candidato regio alla presidenza del Governo, Mariano Rajoy. Questa decisione è stata presa in seno al Comitato Federale del Psoe, a distanza di pochi giorni dalla data fissata per la investitura del nuovo governo, ed è intervenuta in seguito a un processo di riorganizzazione interna al partito, che ha portato all’istituzione della Comisión Gestora incaricata di gestirlo fino alla celebrazione delle primarie e alla convocazione del prossimo Congresso Federale. Queste ultime vicende, che segnano l’inizio di una delicata fase di transizione nel Psoe, hanno evidenziato l’esistenza di profonde divisioni e fratture da ricomporre attraverso un processo di rinnovamento interno, che dovrà compiersi, prima di tutto, con la elezione del nuovo segretario generale.

Il cambio di orientamento dei socialisti è stato accolto con grande favore dentro e fuori i confini nazionali poiché ha evitato la celebrazione di terze elezioni, ponendo fine al più lungo periodo di instabilità della democrazia costituzionale spagnola postfranchista.

Il 29 ottobre Mariano Rajoy, nell’ambito della seconda sessione di investitura successiva alle elezioni del 26 giugno, è stato investito in seconda votazione con i 170 voti a favore dei deputati del suo partito, di Ciudadanos e Coalición Canaria, l’astensione di 68 deputati socialisti e i 111 voti contrari delle altre forze politiche. L’astensione dei deputati socialisti è stata dirimente per la costituzione del II Governo “minoritario” di Mariano Rajoy, che dovrà governare in collaborazione con i principali alleati “esterni”, Ciudadanos e Coalición Canaria, e dialogando e negoziando con i socialisti che continueranno a rimanere il principale partito dell’opposizione. Con Ciudadanos e Coalición Canaria Rajoy ha siglato, infatti, degli accordi di investitura per mezzo dei quali si è impegnato ad approvare vasti pacchetti di riforme, al fine di soddisfare le principali richieste di natura economico-sociale e di stampo autonomistico avanzate – rispettivamente- da tali partiti. Con il Psoe si è impegnato, invece, a negoziare le riforme individuate nell’ambito della risoluzione approvata dal Comitato federale, che riguardano prevalentemente materie come il lavoro, l’educazione, il sistema pensionistico, il modello di finanziamento e di organizzazione delle autonomie territoriali. Oltre agli impegni assunti con i principali interlocutori parlamentari, il nuovo Premier dovrà tenere fede agli obiettivi economico-finanziari concordati con l’Unione europea, che si aspetta dalla Spagna un risanamento del bilancio pari allo 0,5% del PIL e un deficit del 3,1% per il 2017, vale a dire 5 punti % in meno rispetto alle stime attuali del Governo. […]

Scarica il testo in formato PDF

Share on FacebookTweet about this on TwitterShare on LinkedInShare on Google+Print this pageEmail this to someone
Questa voce è stata pubblicata in: Cronache costituzionali dall'estero, Nomos, Spagna e contrassegnata con Cronache costituzionali dall'estero, governo minoritario, Laura Frosina, Mariano Rajoy, Nomos 3/2016, Spagna. Contrassegna il Permalink.