Massimo Siclari, La sfiducia individuale negli scritti di Giustino D’Orazio

Desidero innanzi tutto ringraziare il Presidente della Corte costituzionale Prof. Paolo Grossi ed il prof. Fulco Lanchester per l’opportunità offertami di dare un contributo al Convegno odierno dedicato al ricordo di Giustino D’Orazio. È per me un grande onore tornare a Palazzo della Consulta in veste di relatore ad un Convegno di Studi.

Nel maggio 1986 fui scelto come “secondo” assistente di studio del Giudice costituzionale Renato Dell’Andro, con cui avrei collaborato fino alla sua prematura scomparsa nell’autunno del 1990. Com’era nella prassi, venni accompagnato dal “primo” assistente di studio, il Prof. Amedeo Franco, a conoscere i responsabili dei “Servizi” con i quali, naturaliter, avrei avuto rapporti per svolgere il mio lavoro alla Corte. Il primo ad essermi presentato fu il Prof. Giustino D’Orazio, all’epoca Direttore del Servizio Studi nonché Vice Segretario generale[1], che non avevo ancora avuto occasione di conoscere personalmente, ma del quale avevo già letto ed apprezzato le monografie dedicate allo status di giudice costituzionale[2] ed alla genesi della Corte costituzionale[3].

Mi ricevette nel suo studio al primo piano, le cui pareti erano interamente ricoperte da scaffalature in legno, ove in bell’ordine stavano numerosi libri ed estratti, i volumi della raccolta ufficiale delle sentenze e ordinanze della Corte costituzionale e varie copie di alcune “ricerche di base”, nelle quali si faceva il punto su alcuni indirizzi giurisprudenziali della Corte.

D’Orazio manifestò subito la Sua squisita cordialità, fu molto incoraggiante per il mio nuovo impegno, prodigo di consigli e mi assicurò la piena disponibilità Sua e del Servizio studi. Fu l’avvio di un rapporto, proseguito nel tempo, anche quando, dopo poco più di un anno dal nostro primo incontro, avrebbe lasciato il Suo posto alla Corte, per prendere servizio all’Università di Trento come Straordinario di Diritto costituzionale. Infatti, negli anni seguenti, nei giorni liberi dagli impegni accademici, D’Orazio avrebbe seguitato a frequentare assiduamente la fornitissima biblioteca della Corte costituzionale e non era raro che ci fermassimo a parlare a lungo dei rispettivi temi di studio: era un’ottima occasione per ricevere consigli vuoi per le ricerche da predisporre in vista delle decisioni della Corte, vuoi per i lavori scientifici nei quali ero impegnato. […]

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