Enrico Campelli, Recensione a S.Navot, The Constitution of Israel. A contextual analysis, Oxford and Portland, Hart Publishing, 2014, pp.286

Il testo di Suzie Navot, “The constitution of Israel. A  contextual analysis”, descrive una situazione,  quella  israeliana,  allo  stesso  tempo  affascinante  e  indubbiamente complicata,  che  certamente  rappresenta  un  unicum  nel  panorama  del  diritto comparato. Il panorama giuridico israeliano, infatti, è una combinazione unica di common law  britannica e diritto romano, con fortissime influenze di derivazione ottomana ed elementi  provenienti  dalla  halachà,  la  tradizione  normativa  religiosa  dell’ebraismo. L’autrice è una dei maggiori esperti di sistemi giuridici in Israele, ed una esperta della Knesset, elemento che consente un approccio equilibrato ed una analisi della situazione costituzionale israeliana che possa essere coerente sia da un punto di vista giuridico che politico. In effetti, ad oggi, sono pochissime le analisi che cercano, in ambito israeliano, di  conciliare  una  analisi  prettamente  costituzionale  ad  uno  studio  concreto  della situazione politica e partitica del paese, ed un simile tentativo, nonostante le difficoltà tipiche di un sistema misto, deve certamente essere accolto con entusiasmo.

Il volume della Navot è allo stesso tempo conciso ed esaustivo, con un ampio riferimento dapprima alle origini storiche, seguite da un’analisi dei principi fondamentali del sistema. Il testo procede poi a discutere i poteri degli organi costituzionali, le fonti del diritto, la forma di governo, la definizione giudiziaria progressiva dei diritti fondamentali e dei meccanismi in atto per proteggerli, con interessanti riferimenti anche ai fatti più recenti.

Iniziando con un’analisi storica costituzionale israeliana, il manuale prende il via affrontando la difficile questione della nascita dello Stato di Israele e del suo sistema costituente “progressivo”.

Un simile processo costituzionale insolito e cumulativo trova le sue origini in primo luogo nella risoluzione dell’Assemblea generale delle Nazioni Unite, adottata il 29 Novembre 1947, che istituisce la nascita di uno Stato israeliano all’interno la regione palestinese; e nella Dichiarazione di indipendenza del neonato Stato di Israele, del 14 maggio 1948, successiva al fallimento della giurisdizione britannica (ratificato dal Parlamento del Regno Unito ai sensi del Palestine Act del 29 aprile, 1948).

Il piano di Partizione delle Nazioni Unite del 1947 prevedeva, infatti, che il neonato Stato di Israele adottasse una costituzione formale, ed in effetti, le elezioni del 1949 ebbero come risultato l’elezione di una Assemblea Costituente.

Tuttavia, un simile organo, fatto di istanze e sensibilità molto diverse tra di loro, realizzò rapidamente che la redazione di un testo costituzionale sarebbe stato troppo complessa e forse non completamente desiderabile in quel preciso momento storico, e decise conseguentemente di trasformarsi nella prima legislatura israeliana (la Knesset) e di avviare un progetto di “costituzione progressiva”, approvando nel tempo una serie di “Basic Laws” che, una volta completate, sarebbero divenute il vero testo costituzionale israeliano. […]

Scarica il testo in formato PDF

Share on FacebookTweet about this on TwitterShare on LinkedInShare on Google+Print this pageEmail this to someone
Questa voce è stata pubblicata in: Nomos, Rassegne critiche, recensioni, schede e contrassegnata con Enrico Campelli, Israele, Nomos 3/2016, processo costituente, Recensioni. Contrassegna il Permalink.