REGNO UNITO, Giulia Caravale, European Union (withdrawal) Bill 2017-2019: un test decisivo per la tenuta del Governo May.

In office but not in power. Questo è il giudizio espresso da alcuni commentatori politici su Theresa May dopo le elezioni anticipate per la Camera dei Comuni dell’8 giugno che la Premier aveva indetto a sorpresa per rafforzare la propria maggioranza e che hanno portato, invece, ad un nuovo hung parliament. La May aveva deciso di chiedere lo scioglimento della Camera poche settimane dopo aver notificato ufficialmente la scelta di uscire dall’Unione europea con il conseguente avvio dei negioziati. L’obiettivo della Premier, infatti, era proprio quello di assicurare maggiore stabilità al Paese e rendere più forte la posizione del Regno Unito rispetto all’Europa. E del resto i sondaggi ad aprile erano dalla parte dei conservatori e prefiguravano una maggioranza di 130 seggi, rispetto a quella di 17 che il partito guidato da Cameron aveva ottenuto nelle elezioni del 2015. Con una tale maggioranza la Premier avrebbe non solo potuto annientare le opposizioni in Parlamento ed affrontare i negoziati per la Brexit alla guida di un Governo più solido, ma anche rinviare al 2022 le elezioni successive, momento in cui il processo di uscita dall’Unione dovrebbe essere definitivamente concluso. Come detto, la Premier non è riuscita a raggiungere tale risultato, dato che alle elezioni dell’8 giugno i conservatori hanno ottenuto solo 317 seggi su 650, perdendone 13.

Dal canto loro i laburisti, guidati dal leader Jeremy Corbyn, ad aprile considerato improbabile candidato Premier anche da molti esponenti del suo stesso partito e giudicato invece vincitore morale delle elezioni di giugno, hanno ottenuto 262 seggi, ben 30 in più rispetto al 2015. Da mettere in evidenza il ritorno in queste elezioni al sostanziale bipartitismo, non solo in termini di seggi, ma anche sotto il profilo dei voti espressi: la somma dei voti ottenuti dai due principali partiti è, infatti, stata superiore all’80% (82,4%), risultato che appare ancora più interessante se confrontato con quelli del passato, dato che dalla metà degli anni ‘70 a oggi, con l’unica eccezione del 1979, la somma dei voti dei due partiti non era riuscita mai a raggiungere questo livello. […]

Scarica il testo in formato PDF

Share on FacebookTweet about this on TwitterShare on LinkedInShare on Google+Print this pageEmail this to someone
Questa voce è stata pubblicata in: Cronache costituzionali dall'estero, Nomos, Regno Unito e contrassegnata con Cronache costituzionali dall'estero, Giulia Caravale, Nomos 2/2017. Contrassegna il Permalink.