Alessandra Quadrini, Recensione a M. Volpi (a cura di), Istituzioni e sistema politico in Italia: bilancio di un ventennio, Bologna, Il Mulino, 2015, pp.176

Curato da Mauro Volpi, costituzionalista, già membro del CSM dal 2006 al 2010, il saggio è una sapiente e puntuale raccolta di nove contributi scritti da vari costituzionalisti e politologi in occasione del convegno, svoltosi a Perugia fra l’8 e il 9 novembre 2013, sul tema ‘Istituzioni e sistema politico in Italia: bilancio di un ventennio’, che dà il titolo alla pubblicazione. L’articolazione e l’organizzazione dei vari contributi prende avvio da una serie di quesiti posti dallo stesso curatore sulle vicende politico-istituzionali dell’ultimo incerto ventennio del nostro ordinamento. Tra di esse, certamente, vanno evidenziate quelle relative alla riforma della Costituzione, e ancor più quelle relative alla questione su quale sia per il nostro sistema la forma di governo più adeguata (parlamentare con opportune razionalizzazioni o bisognerebbe piuttosto tendere verso una forma di governo incentrata sul capo dell’esecutivo). Sullo sfondo, alcune riflessioni su come modificare il nostro sistema elettorale, sulla crisi del partitismo e il crescente populismo che ha caratterizzato la realtà nazionale, e, in tale cornice, il ruolo del Presidente della Repubblica. Obiettivo di questo studio è stato dunque arrivare ad un bilancio, da redigersi non verbo tenus ma attraverso un’analisi puntuale distinguendo tra gli ‘effetti immaginati’, tanto da parte della dottrina quanto da parte del mondo politico, e quelli realmente prodottisi nell’arco temporale preso in esame. Vengono così individuate, col favore di altri giuristi e politologi intervenuti al convegno, due date limite che hanno aperto e chiuso tale fase ventennale della storia costituzionale della Repubblica: da un lato, le elezioni del 1994, subito successive al referendum abrogativo sul sistema elettorale del

Senato e all’approvazione di nuove leggi elettorali di tipo ‘maggioritario’, che hanno inaugurato un ‘bipolarismo all’italiana’; dall’altro, le elezioni del 2013, da cui sono scaturiti tre poli consistenti più un quarto polo centrista di dimensioni più ridotte, elezioni che hanno prodotto grande incertezza sull’evoluzione dei partiti nel prossimo futuro.

Ebbene gli approdi degli effetti prodottisi in tale arco di tempo – come anticipa il curatore nel suo primo capitolo ‘Bilancio di un ventennio’, che apre il saggio – sono stati del tutto diversi da quelli immaginati da parte di chi auspicava l’avvento di una democrazia maggioritaria fondata su di un sistema politico bipolare, o anche, dopo le elezioni del 2008, su di un ‘bipartitismo’ che sarebbe stato ‘in via d’affermazione’. Perché, invece, la più granitica replica della realtà ha mostrato non solo, dalla fine del 2011, la formazione di tre governi – di cui uno tecnico e due politici – ma anche e soprattutto l’evidenziarsi di una crisi del sistema partitico che non ha risparmiato nessuna formazione politica. Per stilare dunque il suo bilancio, il prof. Volpi individua, tra gli effetti immaginati, tre ‘miti’: anzitutto quello della ‘governabilità’ intesa, come chiarito, quale stabilità e capacità di durata dei governi. E qui, considerato come in venti anni si siano susseguiti ben dodici governi – senza includere il tredicesimo formatosi nel febbraio 2014 – con una durata media di un anno e otto mesi, si può concludere che l’auspicio iniziale sia stato ampliamente deluso. Un secondo ‘mito’ viene individuato nella convinzione che l’elezione popolare de facto del Governo e del Presidente del Consiglio avrebbe via via portato a un ridimensionamento di due importanti poteri del Presidente della Repubblica: il potere di nomina del Governo, strettamente vincolata dai risultati elettorali, e lo scioglimento anticipato delle Camere, atto obbligato in caso di crisi del Governo o di dimissioni del leader uscito vincitore dalle elezioni. In realtà si è avuta al più un’indicazione politica del ‘capo’ di ogni coalizione, che, nella legge elettorale n. 270 del 2005, ha raggiunto il limite di guardia costituzionale, pur con le precisazioni che l’indicazione dell’ “unico capo” di coalizione manteneva “ferme le prerogative spettanti al Presidente della Repubblica, previste dall’articolo 92, secondo comma, della Costituzione”, precisazione pleonastica, secondo il Volpi, ma indicativa della concezione che vedeva nell’indicazione del leader della coalizione un’elezione popolare di fatto del Premier. […]

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